mercoledì 11 gennaio 2012

Prima menata del 2012: I remi in barca


Menate, troppo tempo libero per pensare, poche notizie su Prince, tutto questo porta a pensieri da Insane Mind e poco da Dirty Mind.
Detto questo, spero che la mia Dirty Mind torni a lavorare presto, nel frattempo...


C’è un momento nella vita di ogni artista in cui, lo si voglia o meno, si è costretti a tirare i remi in barca. Qualcuno lo fa all’ultimo momento provocando un vero e proprio big bang emozionale per i suoi fans, qualcuno lo fa a causa di malattia, altri di vecchiaia, altri quando non hanno più nulla da dire, altri ancora a causa di forza maggiore (… e definitiva).

Quando ero più giovane, diciamo 20 anni fa, mi chiedevo come avrebbe gestito il declino fisico o artistico, se mai ci fosse stato uno o l’altro (quello fisico comunque è e sarà un passaggio obbligato…) il nostro caro amato Prince.

Quanto sto per scrivere è scritto con il cuore e con tutto l'amore, il rispetto e la stima che provo verso Prince e la sua arte.

Nel 1998, al mio primo concerto, rimasi completamente stordito dalla carica energetica dei suoi balli e dal modo unico e inimitabile di infondere energia pura a tutti i presenti.

Quell’energia la ritrovavo anche nei suoi dischi, almeno l’ho ritrovata sempre fino a The Gold Experience, con alti e bassi, per poi far sempre più fatica a percepirla.

Quello, a mio avviso, era il periodo dell’inizio del declino artistico, da The Gold Experience in poi qualcosa è cambiato, qualche acuto l’ha avuto, siamo tutti d’accordo su questo, ma il puro genio, il mistero, la magia e l’imprevedibilità erano in parte destinate ad annacquarsi verso un pop-rock più a modo, più standard (per Prince) e più sicuro a livello commerciale.

Ripeto, per me quello è stato l’inizio del declino artistico.

Naturalmente il 50% artistico di Prince vale il 110% della maggior parte degli artisti ma questo è un altro discorso.

Però, però c’erano i concerti, come dicevo nel 1998 Prince mostrava ancora una superiorità sul palco imparagonabile con chiunque e inoltre risultava comunque magico, imprevedibile e incontrollabile.

Concerti, aftershows, soundcheck per i più sfegatati, insomma, era un mondo comunque molto, molto interessante, ti faceva sentire parte di qualcosa di unico. L’elite viola, ovvero i pochi fedeli seguaci che comunque, nonostante tutto, continuavano a capirlo e a seguirlo.

Ma il declino è una cosa che lui ha gestito in maniera geniale e unica come tutti i passi artistici della sua fantastica carriera.

Prima di non essere più in grado di ballare e senza voler arrivare ad essere ridicolo, ci ha abituati ad altri tipi di movimenti, basta spaccate ma altro. Basta corse sul palco ma movimenti diversi. Ecco che la chitarra ha preso un ruolo fondamentale anche nell’impostazione scenica dei suoi spettacoli.

Ci ha abituati per tempo a un Prince diverso.

Ecco, sono arrivato fino a qui per mostrarvi il perché io pensi che ora, più che mai, ci stia mandando dei messaggi chiari di voler tirare i remi in barca, magari non tutti e due ma uno (o un pezzetto) sì.

Purtroppo questo passaggio, a mio modo di vedere e vivere la cosa, è quello più triste e difficile da mandare giù.

Prince sembra non apprezzare più la sua musica. Propone la maggior parte dei brani del passato quando si presenta live, non suona quasi mai brani dall’ultimo disco prodotto e ora, per dare il colpo finale, ci ricicla brani del passato (extraloveable 2011) e remix vari.

Non so cosa ne pensate voi ma io sento odore di bruciato, la mia paura più profonda è che non abbia più fiducia nella sua nuova musica, non abbia voglia di produrne di nuova e che, per una volta nella vita, si accontenti.

Accontentarsi, parola che difficilmente avrei abbinato a Prince non più di dieci anni fa.

Prince che si accontenta di suonare la solita roba live, che si accontenta di produrre dischi in fretta e furia senza dargli la giusta promozione, che si accontenta di chitarriste bella ma non brave, che si accontenta di basi preregistrate dei suoi live (i sample da lui tanto odiati), che si accontenta di un gruppo di supporto di bravi musicisti (alcuni ottimi) ma che non ricerca gruppi definitivi come i The Revolution o gli Npg dell’era Michael B. e Sonny T.

Insomma, certamente le mie saranno menate allucinanti e certamente, dico CERTAMENTE, domani verrà fuori un comunicato dove Prince parlerà del nuovo triplo disco e della nuova casa discografica da lui fondata, del nuovo sito, della nuova band ecc ecc.

La mia speranza è proprio quella ma la mia sensazione è diversa questa volta, sento il suono lieve e impercettibile di una barca che si lascia trasportare dalla corrente, senza una direzione precisa, senza propulsione, che si lascia andare nel fiume della vita e dell’arte.



Shy




fonte foto: Prince Boat Party

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